sabato 27 novembre 2010

queste sedie di minchiq

in realtà non vorrei dire niente, che con questo freddo che fa che devo dire? questo freddo di inverno incipiente ma non recipiente? io sono così, andante e rivoltante, mi si innescano tutta una serie di cose dentro, per esempio i peperoni, le cipolle, la salsiccia che ho appena ingurgitato, e il the caldo che berrò fra poco mi darà gioia? e i soldi che arrivano arriveranno ci sono ci saranno, è tutto così limpido feroce assassino onomastico! Tutto così falsamente vero e veramente falso a Gioia del Colle! Mis ento la pancia schiacciata quando mi siedo in queste sedie di minchia! A.

mercoledì 24 novembre 2010

andiamo da Enzo Iannacci

si potesse stare astutati ma nun si pò, si potesse andare al mare ma nun si pò, a un certo punto mi pari na canzuna di Enzo Jannacci, e andiamo da Enzo Iannacci! A.

lunedì 22 novembre 2010

comico trqgico traditore romantico

sta notte dormire poco, ma fino a sta mattina con sveglia spontanea prematura, meno male poi riaddormentamento, andiamo verso il nucleo, il centro il cuore il rumore? pace pace ai popoli, ecco com'era la storia, quello li era cosi talmente organizzato e canalizzato che soffocava se se ne rendeva conto, allora avevo bisogno di sembrare sprogrammato, questo dava un'impressione di sprogrammamento, di abbandono quasi, di poca voglia di fare, ma faceva cosi tanto e tante cose da voler dimenticare e sbarazzarsi della coscienza di quelle cose, allora gli sembrava fisiologico dare l'impressione di vuoto, era fisiologico, necessario, inevitabile, poi era anche per scrupolo, per traduire meme en derision pour ne pas humilier les autres, e non era questo un gesto di presunzione o cose simili, ricordava i primi giorni all'Università, un amico di suo fratello gli aveva detto a suo fratello che lui non avrebbe dato neanche un esame, e lui si era laureato a pieni vuoti, effettivamente non ci credeva neanche lui, pero' studiava, e gli piacevano le materie, ed é tutto un dire,

lunedì 8 novembre 2010

buona notte tanto sonno e poca volgia di consare il letto ma é da fare, prima o poi l'amore arriva e il letto, nel frattempo, te lo devi consare! A.

sabato 6 novembre 2010

un preambolo a Déraciné comme Cioran, una settimana prima della prima presentazione pubblica e ufficiale a Marsiglia del 13 novembre 2010

il fatto è che dopo aver parlato anche animatamente con Ljuba di Déraciné e anche dopo aver letto la tua impressione mi sono reso conto che lei non ha tutti i torti, e che devo esplicitare alcuni distinguo prima di presentare Déraciné, magari in poche parole, e cioé: "Questo racconto è molto meno "narrativo" degli altri che ho scritto prima di adesso. Anche perchè è in una lingua in cui io non riesco a scrivere bene come le altre lingue materne, ma non solo per questo. E' anche frammentario, sia perchè utilizza molti testi frammentari come gli aforismi, sia perchè mette insieme aforismi cercando di creare un percorso biografico. Questa è una cosa molto delicata perchè rischia di forzare e di storpiare, di questo sono consapevole. In più, dalle prima volte, soprattutto rispetto alla prima registrazione, ha subìto degli accrociamenti, voire dei tagli, abbreviazioni, e quindi è da considerare una "prova", uno "studio", anche questo può essere delicato perchè se ci si basa solo sul testo ascoltato e non sul suo significato profondo e ai rimandi, può risultare ancora più "mozzato"....e questo è un altro elemento critico...Gli altri racconti italiani, di cui uno è stato tradotto e raccontato in francese, hanno una carica narrativa più completa, questo può rischiare di risultare un racconto filosofico, un'accozzaglia di citazioni, un volersi raccontare i cazzi suoi, e in parte lo è.Ma non sol ovviamente...Questo racconto, come tutti quelli che ho scritto, parte da un tessuto fortemente autobiografico, cioè da qualcosa che mi ha toccato e mi tocca profondamente e fortemente, tragicamente...un fuoco che non si spegne...Nei testi di Cioran ho trovato tanto conforto attraversando l'idea e la vicinanza (perchè una persona a me molto vicina si è suicidata) del suicidio, e in altri slanci mistici che i suoi testi mi hanno suggerito ho trovato il senso e l'energia per continuare una ricerca disperata e al tempo stesso energetica, quindi terapeutica, catartica anche...Non è un racconto di azione, anzi, rompe con un percorso di racconti di azioni politiche che avevo fino anni fa prodotto, ma al tempo stesso è un racconto insurrezionale, perchè vuole portare fuori vissuti spesso nascostie soffocati per paura di affrontarli, esplicitarli nella loro dignità e poeticità...Il "non agire" (come slancio metafisico) con tutti i fraintendimenti che può comportare, il desiderio di trovar quiete nella morte, il rapporto disperato e tragico, che si espleta anche attraverso la bestemmia, tra la creatura e il suo creatore, tracciano un percorso interiore di tutti e di sempre, sempre più dimenticato e disprezzato, ecco, questo racconto vuole ridare senso, anche attraverso al canto, a tutto ciò e ad altre implicazioni annesse e connesse, un abbraccio e buonanotte, che questa mail la dovrei ricppiare per renderla pubblica! E metterla nel mio blog!

mercoledì 29 settembre 2010

teatro delle beffe in bicicletta in trenitalia, quarta puntata

E allora eravamo rimasti a Bologna. In quel chioschetto vicino la stazione. A raccontarci, io e Sonia, le nostre vite e i nostri miracoli, e forse anche le nostre morti? Il Belgio, la tesi, le possibilità di pubblicare, il bambino che verrà, il dottorato di ricerca...il padre che non c'è...(e non ci sarà?), commovente, commovente, veramente...e
E poi è arrivata un po’ d’acqua dal cielo, ma poca, ma sufficiente a farmi preoccupare della Tundra (si chiama così la bicicletta che mi porto dietro) e a farmela spostare verso un “padiglionetto”, cioè sotto la tettoia del chiosco, ma un po’ sopraelevata sopra una rientranza, dalle mie parti si direbbe tucchiena, comunque…

E poi ci siamo salutati, Sonia mi ha riaccompagnato alla stazione, facendomi promettere di scrivere alcune cose che avevo detto e magari di sviluapparle, farne un video documentario o quelle chose comme ça. Di cosa si trattava? Ecco, a un certo punto, quasi come sempre, o come al solito o quasi…Sonia mi aveva dato del vagabondo, o quelle chose comme ça…Allora io le avevo detto che in realtà non ho mai viaggiato tanto, anzi, mai al di fuori da certi circuiti tra centro e nord Italia e un po’ in Sicilia perché ci sono nato.. E gli avevo fatto notare che la cosa discriminante è il fatto di viaggiare con i mezzi pubblici o con i piedi o ancora più con la bicicletta….E cioè che tanta gante viaggia, anzi, si sposta, come A.C., che fa l’attore di monologhi teatrali che autoproduce, e si sposta tanto e spesso, però quasi sempre in macchina o insieme a suoi collaboratori, una volta sono andato con lui, anzi due volta, da Genova a Siena e da Genova a Lecco, per uno spettacolo in un Cineteatro a Olginate, io ho partecipato in alcuni pezzi del suo monologo soprattutto all’ultimo cantando due poesie di un poeta armeno, infatti il monolo si chiama Armenia. E ho fatto caso a questo, dicevo a Sonia, che lui viaggia come o molto più di me, però viaggiando in macchina, a livello di immagine, anche se il suo viaggio è più faticoso, più ingombrante (monta e smonta le scene, le luci ecc.) a differenza di me che non uso mai scenografia se non quella naturale quando c’è, ecco, anche se il suo viaggio è molto più pesante, non da nell’occhio, è uno come tanti che viaggia in macchina, mentre io che viaggio a piedi o col treno o con l’autobus o con l’autostopo o con la bicicletta, si vede che viaggio, al dimensione del viaggio è visibile, presente, viva, sempre, quindi vengo “segnalato”, “etichettato” a volte, e lei trovava questa osserrvazione molto acuta e degna di essere registrata e magari video documentata.

martedì 28 settembre 2010

teatrodelle beffe in trenitalia in bicicletta terza puntata

a Milano alla stazione Centrale ci hanno rotto i coglioni! Hai voglia di Grandi Stazioni! Ca già nun ci abbastava che è famosa per essere l'unica Grande Stazione senza una sala d'aspetto (ancora non ci posso credere), ma forse è molto lontana dai binari o in costruzione, ma non ci redo che non c'è! Nun ci abbastava queste e altre minchiate delle Grandi Stazioni che per farti il biglietto prima devi salire e poi scendere, però una cosa bella c'è, che c'è il tapis roulant, cioè la scala mobile piatta, cioè non so come si chiama, e a mmia mi viene comodo oggi, proprio oggi, con la bicicletta e tout le reste...però gli schermi giganti dove fino a pochi mesi fa riportavano gli orari di partenza e di arrivo, è possibile ca ora sono invasi dalle pubblicità e niente più orari di arrivo e partenza in grande? E' possibile è possibile, che con Donatella eravamo venuti giovedì scorso e lei diceva che le bruciavano gli occhi a guardare ssi minchia dis chermi giganti coi video delle pubblcità, perchè fannoi video, non solo le scritte e le immagini, un vero megaschermo, che quasi quasi viene da pensare, e certo, era spreacto un megaschermo per gli orari di partenza e di arrivo, almeno ci facciamo i video!

E siamo lì, col treno che parte fra venti minuti, e siccome non ho mangiato niente nè fatto colazione, o meglio, ho bevuto un pò d'acqua a casa di mio fratello, che la bevanda calda che bevo ogni mattina (acqua bollita con un pò di the o altri infusi)non l'ho potuta fare stamattina, un pò per la prescia un pò perchè non sapevo far funzionare i fornelli a induzione, cioè quelli che si azionano per imposizione delle mani, come diceva quello...


E allora ho il tempo di comprarmi un cornetto e partire. E il viaggio durerà quasi tre ore, da Milano a Bologna. Salgo senza biglietto. Sistemo la bici nel corridoio, nello spazio vicino al finestrino che c'è anche una ringhierina e sta bene. Sto solo attento che non ostacoli l'apertura della porta comunicante tra i due vagoni. Sistemo la ruota anteriore della bici in modo da non ostacolare il passaggio. E via. Si va. Mi siedo in un posto vicino alla porta d'ingresso al vagone anche per controllare ogni tanto la bici. Dietro di me c'è un tipo che legge Libero. Entra uno che chiede se questo treno va a Cremona. Io dico di no, ma il giovanotto pseudoquarantenne, occhiali e Libero sulle gambe, dice che per andare a Cremona di deve cambiare a Codogno, che è vicino Lodi. Risolta questa questione ci sediamo. Di fronte al tipi che legge Libero c'è un altro tipo. Il tipo che legge Libero comincia a parlare di Fini. Ovviamente, in linea col giornale che legge, attacca e smerda Fini. Il tipo di fronte a lui gli da corda. Dopo un pò mi tappo le orecchie per non sentire la voce e le minchiate che dice il tipo Libero. Anche perchè sto leggendo Storia d'Italia di Mack Smith e mi voglio concentrare. Guardo un mio pseudocoetaneo di fronte a me e ci scambiamo una smorfia del tipo "Che rottura di palle, otrebbe anche abbassare la voce". Dopo un pò, dopo Lodi, anzi, dopo Piacenza, passa il controllore. Io vado verso di lui per andare in bagno (ho davvero esigenza).Lo supero, penso non mi consideri, invece dopo un pò mi chiama. Mi chiede il biglietto. Io dico che ce l'ho al posto, "Vado in bagno e torno", lui mi dice "Va bene". Intanto più di una persona, per scendere alle varie stazioni, ha dovuto quasi forzare la porta di uscitas del treno dal lato vicino a dove sono seduto io, cioè la porta d'ingresso al tren vicina alla mia bicicletta. Ma lo dico per far capire il punto, perchè la bicicletta non c'entra, è lontana dalla porta d'ingresso del treno, o meglio, è vicina a una e lontana da un'altra, quella difettosa. Qualcuno infatti, un arabo in particolare, si fa prendere dal panico e comincia a tirare ripetutamente la leva per far aprire la porta. In realtà si apre ma molto lentamente.

Io intanto vado in bagno. Non al primo perchè la porta è difettosa, neanche al secondo perchè è tutto spruzzato di acqua, forse perchè con la pioggia e i binari bagnati entra acqua da sotto il treno, dal buco del cesso. Vado più avanti sperando di prendere tempo sul controllore. Ma deciso ad affrontarlo, il sonno e l'adrenalina e l'energia della bicicletta mi rendono sereno e inattaccabile. Torno al mio posto. Il controllore viene verso di me. Nel corridoio gli dico che non ho il biglietto e non gliel'ho detto perchè c'era altra gente e sapevo che dovevamo parlare (questo l'ho imparato da un capotrenoc he una volta mi disse che era d'accordo con il mio sciopero del biglietto NOTAV ma se glielo dicevo lontano dagli altri viaggiatori mi poteva anche fare passare, ma in presenza di altri no, infatti quella volta mi aveva lasciato passare, eravamo in Veneto, fine 2006 o inizio 2007)

Il capotreno mi dice che mi deve fare una multa da 50 euro, intanto siamo fermi a una stazione mezza abbandonata. Lui scende per comunicare con il macchinista per il segnale di partenza. "No, dico, mi faccia 5 euro di sovrapprezzo", a tipo mercato. Inizia qui il Teatro delle beffe. Lui mi dice che se lo andavo a dire subito prima di partire erano cinque euro, "Dove è salito?", "A Piacenza", rispondo. E intanto penso alla bicicletta. Se scopre che è mia mi potrebbe chiedere il biglietto anche per lei! Lui sembra poco indulgente, ma si vede che fa scena. Io gli dico che non potevo andare da lui perchè ci ho il computer e altre ose e non potevo allontanarmi dal mio posto. Lui dice che bastava che gli facessi un segno anche da lontano. E patapim e patapam mi fa un biglietto da 13 euro. Fine terza puntata, ci vediamo alla quarta. Ma no continuo a scrivere anche se sono strematiccio? Arriviamo a Bologna a orario prestabilito. Un ragazzo che avevo visto prima che era andato a fumare una sigaretta nel corridoio vicino alla mia bicicletta, e io, da siciliano diffidente quale sono, sospettavo, prima di vedere la sigaretta, che smanettasse o potesse smanettare verso la bici, ora che arriviamo a Bologna, prima di scendere mi chiede quanta multa mi ha fatto il capotreno, dico 13 euro e cinquanta, lui strabuzza gli occhi e dice "Pezzo di mmerda, a me 50 euro", e si guarda intorno per vedere se c'è ancora il capotreno e protestare, io maledico la mia sincerità da coglione metropolitano, poi lui mi dice che non la pagherà, ecco, a me mi ha fatto una piccola multa e l'ho pagata subito, a lui una grande multa ma non l'ha pagata, mi sento menoin colpa e meno a rischio. Scendiamo e camminiamo un pò lungo il binario della stazione di Bologna. L'aria è umida ma non piove, anzi c'è qualche sbrizza di sole. Dopo un pò ci separiamo. Dopo un pò io rivedo il capotreno. Benedico il momento in cui ci siamo separati con il tipo incazzatizzo. Ho un treno alle 11, 09 per Prato, secondo la tebella di marcia del giorno prima avrei avuto un treno alle 13,09 per Prato. Adesso ho una buona mezz'ora a disposizione. Vorrei comprare un panino o una piadina per il pranzo. Ma mi arriva una telefonata. E' Sonia Salsi. Mi aveva contattato poche settimane fa perchè ha fatto una tesi di laurea sulle miniere e sull'emigrazione italiana in Belgio, nel Limburgo. Io le avevo risposto e le avevo detto che passavo da Bologna. Lei mi aveva risposto che oggi per lei non sarebbe stato possibile. Ma adesso cambai programma, mi dice che può arrivare, le dico che io sono arrivato prima rispetto alla tabella di marcia, lei mi chiede se posso aspettare un altro treno e io le dico di csì, anche perchè voglio spezzare il viaggio, incontrare lei che mi ha incuriosito per la tesi e altre cose che mi ha detto via mail. Riparto dopo due ore durante le quali Sonia mi parla di lei, aspetta un bambino da un padre che non lo vuole, probabilmente torna in Belgio dopo anni di "ritorno" a Bologna, suo padre è della Garfagnana, lei si sente montagnina, come suo padre, di testa dura come i montagnards, mi vuole offrire una piadina in un chioschetto vicino la stazione, io osservo che 4,50 o 5 euro per una piadina mi sembrano troppi, lei dice che Bologna è cara. Chiudo anche perchè Luca mi offre un piatto di taglionini coi legumi, Siena, 28 settembre 2010