sabato 15 agosto 2009

dare un senso al viaggio come sradicamento continuo?

se il sonno accumulato e arretrato delle ultime tre notti me lo permetterebbe, io proveri a dare un senso al viaggio come sradicamento continuo, come rottura di tutte le abitudini...Una cosa é certa: io non sono fatto per viaggiare! Altrimenti non andrei nel pallone dopo due o tre notti all'adiaccio; non vivrei la dimensione negativa, o non la accentuerei come mi viene da fare, perché se racconto gli incontri di queste notti, é chiaro che verrebbe fuori la dimensione positiva e impagabile di queste nottate passate a chicchierare, ridere, dormicchiare, cantare, suonare la chitarra, con gente di Parigi, di Tours, dell'Inghilterra ecc. E poi sono vecchio, diciamocelo, certo, ho scritto un quaderno intero solo ieri, tra ieri mattina e sta mattina, ho riempito 95 pagine di quaderno...E questo non mi basta a dare un senso al viaggio, magari col senno di poi mi basterà, quando avro' recuperato le energie...La cosa che mi fa paura, e cioé mi da vertigine, é il fatto che mi abbandoni al ritmo del viaggio senza meta e senza programma, ma in verità un programma c'é, e anche rigido, solo che....non so come spiegarmi forse...E' come se fossi in vacanza perché ne sento il bisogno, ma al tempo stesso mi sento in colpa perché vorrei lavorare, ma il mio corpo lo sa, lo sente, e allora mi porta da un punto all'altro, per svuotarsi, certo, é pericoloso per certi versi, ma é un rituale, é un rito purificatore, di cui in parte non ho ancora preso coscienza né della sua importanza né della sua ritualità, appunto...A volte mi sembra una fuga fine a se stessa, infatti quando scrivo decine e decine di pagine, e disegno e faccio ritratti ad acquerello e a graffite, mentre viaggio, assaporo il senso del viaggio, sembra banale, ma soprattutto quando scrivo, e canto o suono la chitarra, assaporo il senso del viaggio, quel senso che rischio di perdere se viaggio sempre negli stessi posti con gli stessi motivi (fare ritratti per campare in Liguria, presentare il monologo al festival di Avignon e di Chalon), c'é un bisogno inespresso, enorme, almeno io lo sento, di perdere tutto, periodicamente, di tornare alle origini, per purificarmi, e a volte mi sembra strano, mi dico che sono troppo vecchio per fare certe cose, e vedo intorno a me, pero', tanti come me, che viaggiano cosi', magari sono pochi gli italiani, perché gli italiani non sono abituati a viaggiare, gli italiani emigrano, come diceva Paolo Conte, eppure io vivo tutto questo dramma, da italiano e da siciliano, lo sento dentro, é per certi versi penoso doverlo sentire cosi tanto presente, magari sono persone che ti sono vicine a riportarti tutto questo provincialismo, o sono io che ce l'ho dentro e lo sento esplodere quando qualcuno a me vicino mi fa notare l'esagerazione che a suo dire sta in certe forme di viaggio...

e penso a Margherite Yourcenaire, a quello che ha scritto nel libro Memorie di Adrianoe che io ho riportato nel mio carnet de voyage più completo che fino ad ora abbia realizzato, e penso anche al fatto che forse, uno degli elementi che segnalano l'immiserimento di un popolo, di quello italiano nella fattispecie, é la tendenza verso le derive irrazionali (credenze irazionali dogmattiche, che siano di natura paracattolica, come la papolatria e la padrepiolatria, ma anche tendenze orientaliste che bloccano le emozioni facendo finta di liberarle), da un lato, e dall'altro il rifiuto del viaggio, il disprezzo del viaggio come rottura di abitudini...Una volta, mi racconto' una mia amica, a un corso di interculturalità, uno psicologo consigliava ai partecipanti al corso, di andare in un paese di cui non si conosce la lingua e provare a rimanerci un giorno o due senza soldi....Per immedesimarsi nella condizione di straniero...Cioran scriveva: "Che nessuno cerchi di vivere se non ha fatto l'qpprendistato di vittima"; Io, a tutti quelli che mi riportano certi limiti e dogmi incoscienti, direi: "Come possiamo definirci viventi se non perdiamo le nsotre certezze? almeno una volta ogni tanto"...Ricordo che P., un mio compaesano, consigliava, a chi aveva paura di animaletti come topolini o insetti di campagna, di andare ad abitare da solo per una settimana in una casa di campagna, povera e sperduta possibilmente, e cosi avrebbe superato la paura....Io vorrei proporre un percorso: viaggiare senza biglietto e senza sapere dove dormire, di città in città, per almeno una settimana all'anno, in un paese europeo,....Non é una proposta questa, credo sia, anche se credo sia troppo tardi per dirlo, una base, un preliminare, un requisito di base per fare qualsiasi altra cose, per vivere, ma io sono troppo vecchio per dire e fare certe cose, troppo in colpa mi sento, troppa vertigine mi assale, troppo sonno arretrato, sono troppo italiano, io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono, cantava Gaber....un'ultima cosa volevo aggiungere: il viaggio solitario e senza punti di appoggio psicologici (una settimana all'anno almeno), é un'esperienza mistica e spirituale molto forte, una base e un antidoto a tante derive irrazionali occidentali e orientali sempre più dilaganti ai giorni di oggi...e un altro consiglio, a tutti quelli che credono che fare certi viaggi sia superato, adolescenziale, ecc.: "sentitevi umiliati e bisognosi di certi passaggi, e fatevi aiutare da chi vi puo' aiutare a intraprendere un cammino in tal senso, magari con certe letture, per esempio Opinioni di un clown, di H. Böll, é un buon libo che aiuta a capire certi passaggi che riguardano il senso dello sradicamento e della vita come arte strada ma più che altro come arte di...movimento, antonio capanno

giovedì 30 luglio 2009

voyagepouravignonfestival2009

Voyage, pour le Festival d’ Avignon 2009
Quest’anno ad Avignon, al Festival, c’è un libro che vi accompagna. Prima di partire, su internet, avevo già letto di questo libro, e anche qualche pezzo di questo libro (che si può scaricare sul sito del festival di svigno). Mi erano interessati alcuni elementi:
- Che fosse coinvolto uno scrittore e attore libanese, tale Wajdi Mouawad
- Che in un passaggio che avevo letto Mouawad parlasse di fatti di attualità come le sommosse e le rivolte della Grecia dei mesi a partire dal dicembre del 2008
Finalmente qualcuno che, pur facendo un mestiere artistico, quindi sublimante per certi versi, quindi alienante per certi versi, si (e ci) radica nel quotidiano, nei fatti e nei gesti con significati forti, “pericolosi”, mi sono detto

La cosa interessante è che lui, da libanese nato negli anni ’60, fa un excursus a partire dal ’68, passando per la guerra in Vietnam, Iran, Iraq, Kossovo, ex Jugoslavia, fino ad arrivare, appunto, alle rivolte di Atene…Questo è un punto centrale: l’elaborazione del trauma della guerra, che poi è quello dei conflitti, della violenza…E’ interessante riportare all’oggi, al vicino, al “nostro”, quello che può sembrare comodo tenere lontano, facendo finta di considerarlo , di gestirlo…ma in realtà eludendolo, prendendoci e prendendo in giro…Ora, il trauma della guerra è un trauma antico, ma noi viviamo oggi e dobbiamo cogliere alcune pertinenze contemporanee…Nel libro Il secolo breve, Hobsbauwm, riporta le parole di suo nonno, il quale diceva che a partire dal 1914 non si è più potuto parlare di pace…Certo, noi dobbiamo fare i conti con tanti traumi, noi nati nel XX secolo o giù di lì (fine ventesimo secolo…)E’ chiaro che, caricati di questi cumuli di traumi, guerre a ripetizione, e, inaudito a dirsi, destinati a una guerra infinita, abbiamo bisogno di tamponare, di rattoppare, di addormentarci il più possibile per sopportare la coscienza di tutto sto popò di roba….(sto andando a braccio, prendendola alla larga e non so dove andrò a parare) raccontare è una delle forme per cauterizzare le ferite psicologiche, l’ho imparato ai tempi della tesi di laurea sull’importanza della scrittura poetica e narrativa presso gli emigrati italiani in Belgio della seconda metà del XX secolo…Da qualche tempo mi sono preso la briga di adottare questo metodo…Ultimamente mi soto sentendo “attaccato” (mi sento attaccato anche nel senso di incollato)…a me stesso…e anche da parte di amici e, soprattutto, devo dire, ultimamente, da amiche…Soprattutto nelle ultime settimane precedenti la mia partenza per Avignon. Nel libro Voyage, c’è un passaggio che mi ha sollevato l’animo, ed è questo pezzo in cui Mouawad dice: “la mia difficoltà è consistita, precisamente, nell’attraversare questo periodo difficile in ui avevo l’impressione che raccontare storie non avesse alcun senso. Mi dicevano : <>, <>, <>, <>….fino al peggiore e più viscido <>. Tutti questi giudizi, con annesso il sapore di disprezzo celato, di sufficienza, di amicizia invidiosa, di moralismo virtuoso, ho dovuto imparare a gestire” (p.36, W. Mouawad, H. Archambault, V. Baudrier, Voyage, pour le Festival d’Avignon 2009) A pag. 49 c’è un altro passaggio che dice certe cose che io, rispetto a Mouawad, che fa questo mestiere da decenni, non ho ancora elaborato né tanto meno formulato, io che lo faccio da meno di un lustro, e comunque al suo livello non ci sono arrivato ancora e ne sono molto lontano

Lo scarabeo

Lo scarabeo è un insetto che si nutre di escrementi di animali molto più grandi di lui. Gli intestini di questi animali hanno cercato di assorbire tutto ciò che c’era da assorbire dal cibo ingurgitato dall’animale. Pertanto, lo scarabeo trova all’interno di ciò che è stato scartato il nutrimento necessario alla sua sopravvivenza grazie a un sistema intestinale di cui la precisione, la finezza e una incredibile sensibilità superano quelle di ogni altro mammifero. Di questi escrementi di cui si nutre, lo scarabeo prende la sostanza appropriata alla produzione del suo manto così magnifico che tutti conosciamo e che commuove il nostro sguardo: il verde jade dello scarabeo di Cina, il rosso porpora dello scarabeo d’Africa, il nero di jais dello scarabeo d’Europa e il tesoro dello scarabeo d’oro, mitico fra tutti, introvabile, mistero dei misteri. Un artista è uno scarabeo che trova, negli escrementi stessi della società, gli alimenti necessari por produrre le opere che affascinano e sconvolgono i suoi simili. L’artista, come uno scarabeo, si nutre della merda del mondo per il quale lavora, e da questo nutrimento abietto, arriva , a volte, a far zampillare la bellezza” (Wajdi Mouawad)

sabato 25 luglio 2009

recitdurecitdethatrederueadavignonetchalonjuillet2009

Eccoci qui, et voila que nous somme là Indeciso se scrivere in talianu o francisi, scrivu ‘nsicilianu, ca l’onuri ié ddà unni batti la lingua e lu cori! (cche poeta che sono! Quasi mi spuetizzo un po’ che senno’ scoppio per troppa puisia!)

Allora, donc, on doit dire c’est qu’il faut dire sur la creation: La Creation fut le premier acte de sabotage! Ca c’est un morceau du recit-monologue que hier soir, hier aprés-midi, avant hier soir avant hier aprés midi, bref, depuis quatre jours, depuis lundi soir....ad Avignon, et puis, depuis heir soir a Chalon sur soane, et voilà que je me suis mis a raconter et chanter ce recit-monologue...Le titre? C’est pas important, c’est mieux de ne dire pas trop des choses officiel, c’est mieux d y aller directement au coeur de la narration....

Déraciné comme Cioran, oui, deraciné....Aaaaaaaaaaaaaaah...Excuse moi, mais c’est la seule chose que j’arrive a faire pour exprimer ce sentiment....Soit le cri, soit le silence, et moi je ne suis pas capable de silence a ce niveua là...D’ailleurs, n’atteignent à la folie que les bavards ou les taciturnes, ceux qui se sont vidè de tout mystére, et ceux qui on en tro emmagasiné!

Ca commence comme ça le recit-monologue, guitarre et voix, ou bien, la guitarre il n y a pas, sauf s’il y a quelqu un qui passe avec la guitarre, un ange avec la guitarre, une guitarre de la provvidence...ça c’est passé ad Avignon, la premiére soir, la premiere fois oui, c’etait tard, presque minuit, j’étais sorti de l’hotel des jeunes sans rien dans la poche, ni argent, ni text du recit (je ne l’ai pas encore memorisé donc j’ai besoin du text ecrit pour le lire et au meme temps, pour le memoriser)....Je suis arrivé a la place des papes, j’ai tourné a droite, j’ai descendu toujours a droite, et puis j’ai pris la prémiere rue qui descend a gauche, j’ai commencé a descendre, entre les murs tres hauts du palais des papes, des murs qu’ils semblent des rochers...et plus tu descend, plus ils ressemblent a des rochers, et a un certain moment, a ma droite, s’ouvre une petite place, une petite esplanade, toute blanche, de pierre blanche....et voilà qu’une femme habillé de jeune, elle chante des airs de lyrique classique, avec sa bouche d’oiseau et ses yeux azur ocean...Elle s’appelle Maya, elle demande, a la fin de chaque chanson, “ est ce que vous voulez...Verdi, Puccini, Shumann, Shubert?”. Quand elle a fini de chanter je lui donne une petite monnaie, je lui dis merci pour ta voix, je lui dis que j’ai un text a lire et a conter, et parfois je chante, je n’ai pas de guitarre, mais j’ai le text a l’Hotel, je dis que c’est un text qui reprenne des aphorismes de Cioran, elle me dis qu’elle voudrait l’ecouter, et elle me puisse d y aller chercher le text, de revenir, “je t’attend”...

Et la guitarre? Il y a un mec, peut etre qu’il est italien, il a une guitarre tres grand sur lui, il est tres grand, il me prete sa guitarre, il s’assoit, il y a une femme avec lui, et aussi un homme, apres, a la fin du recit, apres qu’ils ont applaudis, je decouvre que:
ils sont italiens
l’homme et la femme ils sont les parents du gars qui m’a preté la guitarre

La deuxieme soir, la deuxieme fois (on fait deux fois chaque jour, on est plus ou moins toujours les memes, presque dix artistes, off de off), ça passe quelque chose de magique, de unique, du vraie theatre de rue, du vraie theatre dans le theatre! Et surtout, trés mediterrané! Pendant que je suis en train de raconter et chanter (je n’ai pas de guitarre cette fois là, la providence et les anges de la guitarre il sont pas toujours punctuels!), la parti dans la quel Cioran il dit d’avoir été envahi et fasciné par Hitler, ils passent par là quatre jeunes arabes, avec une ou deux boutteilles de jus d’orange (et rhum?) dans les bras, une d’eux, une nanà, explose, elle se sent provoqué: <>, elle le dit, elle sents ce qu’elle dit? Peut etre elle l’a dit seulement pour provoquer, pour se sentir elle aussi concerné, visible, elle rigole? elle a bu un peu trop de jus d’orange (et rhum ou gin?)? On ne le sait pas, non lo sapremo mai, parce que un mec, un des artistes qui attend de jouer son spectacle (mais je crois qu’il na pas jouè, peut etre il etais là seulement comme ça, poue ecouter, il avait une petite guitarre mais je ne l’ai pas vu jouer ni chanter), il s’approche d’elle et lui dit de me “laisser travailler”, moi je regarde, je crois qu’elle se serait arretée là si on n’aurait lui donné de l’importance, mais maintenant...maintenant elle se sent importante...Commence a crier, comme seulement une femme mediterranéenne sait faire , soit une sicilienne, soit une arabe, une napolitaine, ça veut dire, elle crie pour le plaisir de crier? Pour plaisir du defoulement? “No, Hitler no”, elle crie et elle s’adresse au mec qu’il lui a dit de me “laisser travailler”, l’autre fille et les autre deux mecs arabes ils s’y melent aussi, peut être enivrés par le jus de fruit, peut être animées par l’esprit du theatre de rue (du vraie thatre de rue!), ils commencent a crier, a s’agiter, ad abbaiare, c’est trés amusant, domage qui persone n’a pu videofilmer cette scéne...A un certain moment il y avait une de deux filles qui a pris son sandale dans la main et elle voulait frapper par son sandale le mec, l’autre fille a volé la bouteille de boisson du mec (lui aussi tenait une bouteille de jus de fruit avec de l’alcool, ça j’en suis sur parce que j’en ai bu un petit but!), le mec l’a suivie, a reussi a reprendre son boisson! Theatre! Du vraie theatre de rue! Un peu dangereux, mais vraie! Je supçonne que les organisateurs du festival ils payent des gens pour faire ces performances tres vraie! Je le soupçonne parce que avant mon recit, toujours la meme soir, pendant que Maya elle chantait, voilà une autre piéce spontanée, vraie et “dangereuse”. Un homme, un vieux presque, il traverse l’esplanade, il tiens dans ces mains une radio et une autre objet semblable a un accordeon...Soudainement il dit a une femme habillé de noir, “Laisse moi, anarchiste!”, je regarde vers lui et vers la femme qui est en train de promener en direction contraire a celle de l’homme, elle semble etonnée, effroyé, je crois que c’est une piece de theatre, qui’ils font semblant, aussi d’autres gens qu’ils voyent et qu’ils sont en train d’ecouter et de voir Maya qui chante ils ne comprennent si c’est du theatre ou de la realité....L’homme continue a suivre la femme, il lui dit “tu es une terroriste, tu derange la femme qui chante”, mais c’est le contraire, c’est lui qui derange pas seulement Maya, parce qu’il crie, mais aussi la femme, qui ne sait pas quoi penser, quoi faire, elle s’en va et lui il semble qu’il veux la poursuivre, mais a la fin il s’arrete, il s’en va dans sa direction, mais il continue, quand meme, a lui crier des insultes, de loin, apres il continue a provoquer d’autres gens, en s’eloignant de l’esplanade où Maya continue a chanter

venerdì 17 luglio 2009

abbiamo gnutticato lasagne verdi alla fermata del treno

abbiamo mangiato lasagne, siamo tornati all'era delle lasagne, lasagne verdi, con il ragù e le melenzane ca parivanu favole! Domani, io parto, e sparto, e ccu sparti avi la meglia parti, antru ca storii. A.

lunedì 13 luglio 2009

spazi liberati muoiono e spazi militarizzati crescono

Spazi liberati muoiono, invasioni militari restano, a Firenze oggi, a l’Aquila da due mesi, altrove ancora….

In questo momento stanno sgomberando Villa Panico Occupata a Firenze e anche il Casolare Occupato La Riottosa. Sono due luoghi dove un anno fa io ero ospite, abitavo, condividevo momenti conviviali intensi, senza voler idealizzare o folkloristicizzare certe realtà e certi stili di vita conviviali. E non voglio neanche dire di cose che ho condiviso, di tipo espressivo, musicale, ancora una volta conviviale. Perché sono cose intime e personali. Solo che, per esempio, insieme agli occupanti e agli abitanti di Villa Panico, ho visto e partecipato, forse come mai mi era capitato fino ad allora, in un impresa tanto semplice fino a qualche decennio fa, quanto “pericolosa” oggi, soprattutto in certe città, soprattutto a Firenze: riprendere uno spazio pubblico della città e raccontare una storia, cantando magari, e contribuendo a creare un momento di scambio popolare diretto (senza preavviso, senza autorizzazione, senza burocrazia). E’ un emozione che non voglio neanche comunicare perché è troppo intima e incomunicabile. Il dolore che provo nel sapere che spazi come questi due siano eliminati, con accuse infondate, pretestuose e vilipendiose (terrorismo o sovversione che di r si voglia), si mescola all’indignazione e alla rabbia per le condizioni di vita sempre più militarizzate di un Europa in cui l’Italia sembra una triste avanguardia. Il dolore che provo si mescola al dolore per la consapevolezza dello scempio che si sta compiendo a l’Aquila, dove, come ho appena letto in una testimonianza del giornale Peggio pubblicata su informa-azione.info, si sta svolgendo una prova di controllo sociale e militarizzazione, repressione e umiliazione che alcuni definiscono “da lager”. Sono parole forti, dure, che, purtroppo, dicono ben poco, e sono poca cosa, rispetto a quello che sentono, provano e vivono centinaia se non migliaia di persone, a l’Aquila e non solo, sui treni di Trenitalia, lungo le strade che, come mi disse un ragazzo che mi diede un passaggio da Tuscania a Viterbo, “somigliano sempre più a delle bare, e le strade a cimiteri”. Solidarietà e senso di impotenza, incapacità di comunicare il sentimento che provo, rabbia e indignazione, e consapevolezza anche di altre più complesse situazioni, mi avvicinano e fanno sentire parte di chi sta lottando per resistere strenuamente a un ennesimo atto di militarizzazione, controllo e repressione, travestiti da normale quotidianità

Angelo, 14 luglio 2009, Genova

martedì 7 luglio 2009

perripartireconlanarrazioneurlata

MILANO CHIM ERA e altre storie

E’ strano, viene da dire molte parole, dopo un anno sabbatico, cioè di non presentare monologhi uffcialmente in nessun posto in modo organizzato, anche perché ho trascorso periodi lunghi fuori dall’Italia come non mi capitava dal periodo dell’Erasmus! (e la cosa non mi fa onore, né l’Erasmus, né il fatto di aver aspettato così tanto per uscire dall’Italia, ma…ogni cosa a suo tempo, o no?…)

In Francia, dove ho passato la maggior parte del periodo “esterofilo” (da fine settembre 2008 a fine aprile 2009, con piccole parentesi in Spagna, Portogallo e Italia, e la due giorni in Svizzera per il corteo contro il nucleare del 29 novembre 2008), ho trovato, sia negli squat che in alcune case private, oltre che in libreria, un’attenzione che non mi aspettavo rispetto alle lotte popolari (occupazioni delle case, autoriduzioni, insurrezione del 1977…) italiane degli anni ’70…

Ho tradotto un opuscoletto dal titolo Le autoriduzioni italiane degli anni ’70 (seditions graphiques), ho trovato un opuscoletto scritto da Primo Moroni e tradotto in francese di cui ho parlato ampiamente nella mia Lettera per un natale illegale, l’opuscoletto parla del Comitato autonomo della Barona di Milano.

A Toulouse a metà aprile del 2009 ho visto…i carri armati entrare a Bologna nel 1977…durante una testimonianza metà teatrale e metà videodocuentata montata da dei ragazzi francesi…
Insomma, un po’ di cose…

I monologhi sono rimasti congelati, a livello ufficiale, perché sotterraneaente ho scritto un monologo in francese, Deracine comme Cioran, con tanto di investimenti anche economici e di delusione per via di un malinteso con una grossa casa editrice francese di cui parlerei a parte. In quel monologo si incrociano i testi e i “canti” di Cioran, Leopardi, Rosa Balistreri, il sottoscritto e Antonucci, con un “passaggio” di Ted Kaczinzski, di cui ho trovato l’Opera omnia in francese e con qualche compagno italiano sto pensando di tirarci fuori un testo ampio, su Kaczinski o Unabomber che dir si voglia.
Nel frattempo in Francia arrestavano i ragazzi di Tarnac e qualcosa sarebbe da dire anche in proposito, ma diciao solo che il libr L’insurrection qui vient ha straveduto dopo il loro arresto, se questo sia un bene o un male (commerciale) ne riparleremo.

Allora, questi monologhi congelati….a parte Lu jurnu di tutti li santi ormai consolidato e proposto anche in versione francese, questi monologhi congelati, grazie ai compagni del Barocchio di Torino, dove a gennaio son passatodi sfuggita, il monologo Milano chim era è stato strappato alla polvere dell’oblìo. Poi alcuni amici italiani a Siviglia hanno organizzato la presentazione de Lu jurnu di tutti li santi alla Fabbrica occupata di Siviglia appunto, e amici del centro italia mi hanno chiesto di presentare informalmente Lu jurnu di tutti li santi per amici di Ivan Illich (e nostri) venuti dagli Stati Uniti a Lucca. In quell’occasione ho presentato “di sfuggita” anche La comunità perversa, appunti sul caso don Gelmini, già presentato pseudoufficialmente a Rimini un anno fa. Ne approfitto per ringraziare i compagni dell’Onagro di Perugina che hanno accolto e aperto le porte alle prime prove di Milano chim era, ma anche i compagni del Grimaldello di Genova e quelli di Villa Panico di Firenze.






Alcune riflessioni

E’ chiaro che dopo un anno di “silenzio”, alcune domande i sono sorte: devo smettere di fare monologhi, abbandonarmi alle occasioni informali, e quindi dimenticare, anche perché certi tipi di testi li perdi se non li rispolveri, sono affidati in gran parte alla memoria, alcuni pezzi, per pigrizia o per scelta, non sono stati mai scritti, per esempio nel monologo Lu jurnu di tutti li santi….Allora si pone il problema della memoria scritta e orale….E qui ce ne sarebbero di cose da dire…

Si pone il problema di “cosa fare” con un patrimonio di tre monologhi raccolti e preparati, li prendo come un laboratorio di passaggio, qualcosa che mi serviva per…andare oltre? Un po’ di esperienti tra il capriccio e l’impegno politico itinerante e cantastoriale? Qualcuno ha detto “Hai questa passioncella e vuoi coltivarla”, con tono positivo. Io non so da dove viene e dove va questa passioncella, nel momento in cui scrivo mi sembra tutto così, se non superfluo, inutile (ma cosa è utile, in fondo in fondo?), forse perché il silenzio ti porta a coltivare il silenzio? Demotivazioni e depressioni varie? Momentanee? Personali? Mi ricordo che un anno fa, dopo una perdita amorosa, anche per compensare, mi buttai sulla stesura di Milano chim’era. Oggi, nel pieno di un’altra perdita (o sconfitta o liberazione?) mi ributto su Milano chim era. Con questo senso di inutilità e di futilità (sano?).

Ieri sera sono scappato da Sesri Levante dove ho fatto un po’ di ritratti durante l’Andersen Festival. Ieri sera c’era il bell’Ascanio (Celestini). Tanto acclamato e idealizzato. Io ci ho avuto degli incontri casuali e dolorosamente illuminanti con lui. E, paradossalmente, credo sia uno come li che deprime quelli come me. Deprime e…Incoraggia. Ma questi sono altri discorsi, già fatti e rifatti…

Proprio oggi leggevo su Diario di aprile un pezzo di un mio quasi coetaneo che si chiedeva se Fazio e la Dandini non siano parte di quel potere che vorrebbero e dovrebbero combattere. Oltre a Fazio e la Dandini io ci metterei Celestini, Travaglio, Grillo, Cammilleri….Deprimenti e incoraggianti, per chi, sommerso, si ostina a raccontare senza finanziamenti e propulsioni editoriali, ma era davvero interessante il pezzo di cui prima, magari riporto qualche pezzo.

L’autore è Cristiano De Majo, il titolo In nome di cosa continuiao a sentirci migliori?

“Viviamo per altro, una sindrome di trincea, in ragione della quale finiscono per essere privilegiati gli autori e le opere schierati aprioristicamente, rispetto agli sguardi obliqui, dissonanti, disturbanti e realmente anticonformisti” (p. 85, Diario mensile, aprile 2009)


MILANO CHIM ERA

Un viaggio, in treno possibilmente…Ma anche un viaggio dentro una città, Milano..chim era

Bianciardi com’era, è il titolo di un libro scritto da un amico di Luciano Bianciardi. Sono alcuni pezzi de La vita agra di Bianciardi che “colorano” l’inizio di questo racconto con chitarra e voce. La voce è quella “epica” e intergenerazionale di Agro, nipote di Paolo…Paolo lavorava in una miniera di zolfo vicino Caltanissetta…Anni ’50…Poi emigrò a Milano….Agro vive a Milano, ha circa vent’anni nel 2006, quando, leggendo le lettere del nonno a un suo amico milanese (Lauro), si trova a passare per Corso Buenos Aires, è l’11 marzo….E’ in questo momento del racconto che inizia (e finisce) il racconto….dalle lettere del nonno si passa alle lettere dal carcere….perchè Lauro, senza capire perché, viene arrestato insieme ad altri “antifascisti”….Questo racconto inizia con i canti di Rosa Balistreri e Buttitta e finisce con una canzone dedicata a un autobus simbolo della Milano che io ho vissuto e mi porto dentro, un autobus che significa tanti e tanti viaggi e tanti incontri mancati, si chiama “95 Rogoredo”.

Da tempo pensavo di scrivere qualcosa su Milano, poi mi sono accorto che molto di quello che volevo scrivere era stato scritto, prima di me, ho trovato ne La vita agra una parte pregnante di quello che sentivo e avrei voluto scrivere su Milano. I fatti dell’11 marzo mi hanno coinvolto perché potevo esserci anch’io, magari per caso, come due ragazzi arrestati perché mangiavano il gelato lì vicino (e poi rilasciati). I fatti dell’11 marzo mi hanno permesso di dire e scoprire (anche con piccole ricerche e una udienza del processo al quale ho assistito)che cosa vuol dire Nuovo ordine mondiale, dal 1991 in poi, per intendersi, e mi interessava capirlo dal di dentro, dal punto di vista delle carceri per esempio, lungo una linea di ricerca segnata dai canti di Rosa Balistreri e Ignazio Buttitta, qualcosa che non si può fermare alla documentazione distaccata, ma diventa sentimento, qualcosa che non si può dire, ma che si deve urlare, con chitarra e voce.

giugnodiarrestiecontesti

Anche se non ci sono parole, bisogna pur dire qualcosa…

Dai primi di giugno, dalla cacciata delle ronde in Piazza Banchi, a Genova, da parte di cittadini che si trovavano in Piazza Banchi, che in modo spontaneo hanno sentito l’esigenza di cacciare i leghisti, ecco, da allora, e anche dal gesto di Juan che tentò di insultare e colpire foss’anche con un presunto sputo il senatore (sfruttatore) La Russa, e fu colpito, a sua volta, da un pugno partito da un esponente del PDL, di cui non ricordo il nome, ma ricordo il gesto vigliacco (lo colpì mentre Juan era bloccato al muro dagli uomini della scorta di La Russa), ecco, da allora è stata un escalation, tutto un giugno di arresti e di condanne, sarà che è un mese ricco di appuntamenti elettorali, una delle manifestazioni più truffaldine ed efficaci che l’uomo occidentale e civile si è dato per auto martellarsi i coglioni (questo lo diceva Baudelaire tanti decenni fa!)…

Verso metà giugno ci sono stai gli arresti della presunta banda armata, tra Genova, Milano, Roma…col ritrovamento delle armi nei pressi della casa di campagna di un uomo che abita vicino Genova, e già questo puzza parecchio di montatura, che uno sia poco attento a certi dettagli va bene, ma che sia così incauto da nascondere armi in casa propria sembra veramente improbabile, per non dire altro…E si parla di armi inverosimili, nel senso di antichissime e quasi arrugginite, come si vede anche nella foto pubblicata l’indomani da Repubblica…

Sempre in quegli stessi giorni….si chiudeva il processo alle Nuove Br, a Milano…Un processo in cui, come ormai avviene da qualche anno a questa parte, si parte dalla presunzione di colpevolezza, e in cui si deve dimostrare l’innocenza, mentre fino a qualche anno fa era il contrario: c’era gente che aveva commesso reati provati, assalto a un carcere, a una banca, sparatorie ecc., e doveva dimostrare di essere innocente, oggi la questione si è capovolta: i sospetti riguardano l’intenzione, la possibilità di preparare una banda armata, che non ci siano altri indizi se non volantini o libri con contentuti generici o ritrovamenti di armi in posti lontani e non necessariamente collegabili alle persone arrestate, ecco, tutto ciò passa in secondo piano, non so, a pensarci bene è un capovolgimento dei termini legali e penali, ma questo bisognerebbe affrontarlo con un codice penale alla mano e con qualcuno che se ne intende con un minimo di lucidità giuridica, morale e umana…Gli avvocati difensori, come Pelazza e un altro di cui non ricordo il nome, denunciano il cambio improvviso dei giudici popolari, dalla sera del venerdì alla mattina del sabato…

Tutto ciò mentre proseguono i riti elettorali con i quali vengono elargiti milioni di euro alle cupole partitiche, mentre il Presidente Berlusconi viene ripetutamente accusato di strani giri di giovani donne che lo vanno a trovare a Palazzo Grazioli e nelle sua reggia di Villa Certosa in Sardegna per intrattenere rapporti non sempre confessabili….

Tutto questo, mentre ognuno di noi sopporta e si abitua a sopportare il giogo della quotidianità insopportabile (il lavoro, le tasse, le bollette, lo shopping e cose del genere)

Intanto Piero Ichino, costituitosi parte civile insieme alla presidenza del Consiglio dei ministri nel processo alle Nuove Br, scrive una lettera alle presunte Nuove Br, in cui chiede di parlare con loro, di ascoltare le loro ragioni, loro che, secondo le accuse, lo avrebbero minacciato di morte, Ichino chiede di essere considerato una persona umana, e quindi di avere riconosciuto il diritto a esistere e a non essere colpito fisicamente e cose così, Ichino, ricordiamolo, è lo stesso che da circa quindici anni a questa parte (forse 1996, o prima?) ha preparato un disegno di legge che abbatte l’articolo 18 del Diritto dei lavoratori approvato nel 1970, e che era citato di striscio, perché la proposta di Legge si chiamava De Benedetti, era citato in un documento di sindacati di base che smascheravano l’inganno del referendum del 1999 con cui si voleva dire no o si all’articolo 18, molti esponenti della sinistra di allora dicevano di votare sì, ma al tempo stesso De Benedetti era senatore dell’Ulivo, questo per rendersi conto dell’ingannevolezza dei referendum e del parlamentarismo in generale…

Anche La Russa, per restare in tema, disse che avrebbe voluto ascoltare e parlare con Juan, che, a detta di lui, sarebbe un ingenuo o uno squilibrato, perché chi fa le cose che dovremmo fare tutti è considerato squilibrato, la normalità è relativa ( o no?). Mi è capitato di parlare con un capotreno e di chiedere ragguagli sulla nuova legge che istituisce l’agente solo sul treno, cioè dal 14 giugno di quest’anno il macchinista che guida il treno non sarà più accompagnato e assistito dal capotreno, guiderà da solo! Il capotreno mi ha chiesto come mai io sapessi queste cose, come se non fosse naturale, per uno che viaggia su un mezzo di trasporto, sapere chi e in che condizioni guida quel mezzo di trasporto, effettivamente, in un mondo alla rovescia come il nostro, il capotreno aveva “ragione”: siamo così abituati a fottercene delle cose che ci riguardano veramente, che quando uno lo fa sembra strano!

La chiusura dolorosa di questi giorni e di queste pagine ci porta a Messina, dove Dario e Manuela sono stati arrestati sabato 20 giugno, dopo che le loro case sono state perquisite e anche quella di Giacomo, sono stati accusati di vilipendio alle forze dell’ordine per alcune parole scritte in un volantino, volantino scritto dopo che la sede del centro di documentazione Malastrada di Messina, era stato colpito da un’automobile che si era schiantata contro la saracinesca del locale, Giacomo è stato accusato di ricettazione di beni pubblici perché a casa sua è stato trovato un cartello con il nome di una via di Messina! Sono persone a cui mi sento legato, oltre che da una terra, da un’isola, anche da sentimenti di affinità e di affetto, perché ho trascorso insieme a loro momenti di convivialità ed elaborazione della realtà, e ho condiviso con loro elaborazioni “pericolose” come lo è chiedersi chi sta guidando il treno sul quale stiamo viaggiando, e che magari bisogna dare i giusti nomi ai responsabili delle catastrofi quotidiane, catastrofi che si chiamano appuntamenti elettorali o ingiustizie quotidiane travestite da normalità, come lo sono le deportazioni quotidiane di persone a noi vicine, colpevoli di essere nate in un periodo storico in cui il “nemico” contro cui bisognava accanirsi è crollato, quindi c’è bisono di nuovi nemici da combattere, per nascondere la pericolosità e la ferocia dell’Impero, del Sovrano, questi nuovi nemici sono “esterni” (non cristiani, di pelle color caffelatte o comunque non europea né statunitense, con conti correnti inesistenti e disperazione intensa) o “interni” (anarcoinsurrezionalisti: sarebbero loro i responsabili di tutte le catastrofi possibili e immaginabili, anche del buco dell’ozono, come ebbe a scrivere ironicamente e profeticamente Chiara De Luca nel suo romanzo il cui sottotitolo è La sindrome di Babbo Natale), io, dal mio canto, non riesco a fare altro che cuocere in questo brodo di quotidianità contaminata e tossica, cercando barlumi di esplosività spontanea, inutile e insurrezionale, e così facendo esprimo solidarietà affettiva ed effettiva agli arrestati di oggi di sempre che con i loro gesti smascherano e pungono le ferite penali, morali e umane della nostra quotidianità ferita e assediata!

Carbonio